{"id":231,"date":"2025-04-12T18:27:56","date_gmt":"2025-04-12T17:27:56","guid":{"rendered":"https:\/\/cristinabarchi.it\/?page_id=231"},"modified":"2025-05-06T17:21:46","modified_gmt":"2025-05-06T16:21:46","slug":"progetto-vittime-della-mafia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/cristinabarchi.it\/?page_id=231","title":{"rendered":"FINCH\u00c8 CI GUARDI, NOI VIVIAMO"},"content":{"rendered":"\n<p data-block-type=\"core\">  VOCI E SGUARDI TRATTENUTI NEL TEMPO <\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Questo progetto nasce da un\u2019urgenza che non mi lascia dormire. Non voglio ricordare i morti, voglio che rimangano vivi. Voglio che continuino a parlare, a gridare le loro storie, a denunciare con la voce ci\u00f2 che hanno gi\u00e0 denunciato con la vita. Voglio che le loro parole non si spengano, che le loro battaglie non si chiudano in un libro di storia. Voglio che restino presenti.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">A ciascuno di loro sto dedicando un ritratto, per restituire un volto, un\u2019identit\u00e0, una presenza. Perch\u00e9 nessuno sia perso, dimenticato o confuso nel numero. Dal primo all\u2019ultimo, ognuno ha il diritto di essere guardato negli occhi. Ognuno ha il diritto di continuare a esistere.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Nel tratto della matita, nel gesto del disegno, io non sto solo rappresentando: sto trattenendo, sto tenendo qui, sto impedendo che scompaiano. I loro volti devono restare vividi, presenti, indelebili. Non devono scolorire nel tempo, devono continuare a guardarci, a interrogarci, a chiederci conto.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Questo non \u00e8 un omaggio, non \u00e8 un monumento. \u00c8 una chiamata alla presenza, una memoria viva, una resistenza al silenzio. Perch\u00e8 &#8221; Finch\u00e8 ci guardi, noi viviamo!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text has-media-on-the-right is-vertically-aligned-top fade\" style=\"grid-template-columns:auto 41%\" data-block-type=\"core\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color has-large-font-size\" data-block-type=\"core\">EMANUELE NOTARBARTOLO<\/h2>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Non lo sapevo ancora, mentre salivo su quel treno il 1\u00ba febbraio 1893, ma quel viaggio da Palermo a Trabia sarebbe stato l\u2019ultimo. Non avevo armi con me. Solo carte, documenti, e la convinzione, forse ingenua, che la verit\u00e0 potesse bastare a difendermi. Mi sbagliavo.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Mi accoltellarono alle spalle. Non per una rapina. Non per vendetta personale. Mi ammazzarono perch\u00e9 avevo osato mettere le mani dentro quella cloaca che erano diventate le finanze pubbliche, e in particolare la Banca del Regno. Avevo scoperto frodi, furti, nomi. E li avevo detti, scritti, denunciati.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Per anni avevo servito lo Stato. Sindaco di Palermo, direttore generale del Banco di Sicilia: cercavo ordine dove c\u2019era caos, onest\u00e0 dove c\u2019era complicit\u00e0. Ma la Sicilia era terra sottile, dove la legalit\u00e0 cammina sul filo del compromesso, e io quel filo lo avevo spezzato.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Non mi illudevo. Sapevo di essere odiato. Dai corrotti, dai politici collusi, da certi \u201conorevoli\u201d che dell\u2019onore avevano solo il titolo. Ma non credevo che avrebbero avuto il coraggio. Non cos\u00ec, non su un treno. In pieno giorno. Davanti a testimoni. Ma mi sbagliavo anche stavolta.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Mi colpirono con ferocia, con fredda determinazione. <br>Mi lasciarono in una pozza di sangue, tra i sedili della carrozza. E poi \u2013 come sempre \u2013 venne il silenzio. L\u2019omert\u00e0. Le mezze verit\u00e0. L\u2019archiviazione. E solo anni dopo, tra mille depistaggi, si cominci\u00f2 a parlare apertamente di mafia.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Io sono stato il primo. Il primo delitto \u201ceccellente\u201d. Il primo segnale che quella bestia, la mafia, non era solo un\u2019ombra tra le campagne, ma una piovra con tentacoli che stringevano politica, banche, potere. Una verit\u00e0 che faceva paura allora, e fa paura ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Ma ascoltatemi bene: il mio sangue non \u00e8 servito solo a sporcare un treno. \u00c8 servito a scrivere una pagina che qualcuno, prima o poi, avrebbe letto. Perch\u00e9 si pu\u00f2 uccidere un uomo. Ma non si pu\u00f2 uccidere quello che rappresenta. E io, Emanuele Notarbartolo, rappresentavo l\u2019idea che anche in Sicilia lo Stato potesse essere pi\u00f9 forte dell\u2019omert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color\" style=\"font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.306), 17px);px\" data-block-type=\"core\">E se oggi ricordate il mio nome, non \u00e8 per i titoli o le cariche. \u00c8 perch\u00e9 sono stato ucciso per onest\u00e0. <br>E questa, credetemi, \u00e8 una medaglia che non mi toglier\u00e0 nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\"><\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1810\" height=\"2560\" src=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-157 size-full\" srcset=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-scaled.jpg 1810w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-212x300.jpg 212w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-724x1024.jpg 724w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-768x1086.jpg 768w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1893_Emanuele_Notarbartolo_-1448x2048.jpg 1448w\" sizes=\"auto, (max-width: 1810px) 100vw, 1810px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text is-vertically-aligned-top fade\" style=\"grid-template-columns:46% auto\" data-block-type=\"core\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-724x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-161 size-full\" srcset=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-724x1024.jpg 724w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-212x300.jpg 212w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-768x1086.jpg 768w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-1448x2048.jpg 1448w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1896_Emanuela_Sansone-scaled.jpg 1810w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color has-large-font-size\" data-block-type=\"core\">Emanuela Sansone<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color\" style=\"font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.306), 17px);px\" data-block-type=\"core\">Era il 28 dicembre 1896, due giorni dopo Natale. Quel giorno ero nel magazzino vicino a Piazza Ucciardone, quello che usavamo anche come pasticceria e bottola. Giocavo con i miei fratellini mentre mia madre, Giuseppa, serviva un cliente al bancone, pesando la pasta come sempre. Era una giornata come tante. Normale. Tranquilla.<br>Poi, all\u2019improvviso, due spari. Secchi, violenti. Uno mi ha colpita alla tempia sinistra. Non ho capito subito. Solo il dolore, poi il buio. Mi hanno portata all\u2019ospedale militare, ma era gi\u00e0 troppo tardi. Ero gi\u00e0 morta.<br>Dicono che non fosse un errore. Dicono che mi abbiano uccisa per punire mia madre, perch\u00e9 pensavano avesse denunciato certi uomini per falsificazione di banconote. Erano mafiosi. E avevano paura della verit\u00e0.<br>Dopo la mia morte, mia madre ha trovato il coraggio di parlare. \u00c8 stata una delle prime donne a collaborare con la giustizia. Ha scelto di non avere pi\u00f9 paura.<br>Io sono morta a diciassette anni. Ma finch\u00e9 qualcuno racconta la mia storia, guarda il mio volto, pronuncia il mio nome, io non sparisco. Io resto.<br><\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\"><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text has-media-on-the-right is-vertically-aligned-top fade\" style=\"grid-template-columns:auto 46%\" data-block-type=\"core\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color has-large-font-size\" data-block-type=\"core\">Luciano Nicoletti <\/h2>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Ho vissuto a Corleone, dove ho messo radici fin da giovane. La terra era dura, ma lo eravamo anche noi. Ho lottato insieme ad altri uomini e donne per dare dignit\u00e0 al nostro lavoro. Ho fatto parte dei Fasci dei lavoratori, e non da spettatore. Ero tra quelli in prima linea durante lo sciopero del 1893. Lottavamo per i &#8220;Patti di Corleone&#8221;, per regole giuste, per non essere pi\u00f9 sfruttati.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Non mi sono fermato l\u00ec. Ho continuato a battermi per le affittanze collettive, perch\u00e9 la terra non fosse solo dei padroni, ma anche di chi la lavorava. E questo, lo sapevo, mi avrebbe messo nel mirino. Quando dai fastidio a chi comanda con la paura, il conto arriva.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Era il 14 ottobre 1905. Tornavo a piedi dai campi. Ero stanco, ma sereno. Poi ho sentito qualcuno chiamarmi per nome. Mi sono voltato, e in quell\u2019istante due colpi di lupara mi hanno colpito al petto. Non ho avuto il tempo di dire nulla.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Avevo cinquantatr\u00e9 anni, una moglie, cinque figli. E un sogno di giustizia che non \u00e8 morto con me. Il mio omicidio \u00e8 rimasto \u201ca carico d\u2019ignoti\u201d, come se nessuno sapesse, come se nessuno avesse visto.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Ma io lo so, e chi guarda il mio volto adesso lo sa anche. Finch\u00e9 la mia storia viene raccontata, io non sono scomparso. Finch\u00e9 qualcuno ricorda perch\u00e9 ho lottato, io continuo a esistere.<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-724x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-160 size-full\" srcset=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-724x1024.jpg 724w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-212x300.jpg 212w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-768x1086.jpg 768w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-1448x2048.jpg 1448w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1905_Luciano_Nicoletti_-scaled.jpg 1810w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text is-vertically-aligned-top fade\" style=\"grid-template-columns:41% auto\" data-block-type=\"core\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-724x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-159 size-full\" srcset=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-724x1024.jpg 724w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-212x300.jpg 212w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-768x1086.jpg 768w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-1448x2048.jpg 1448w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1906_Andrea_Orlando_-scaled.jpg 1810w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color has-large-font-size\" data-block-type=\"core\">Andrea Orlando<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color\" style=\"font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.306), 17px);px\" data-block-type=\"core\">Facevo il chirurgo, ma non mi bastava curare i corpi: volevo guarire anche ci\u00f2 che rendeva malata la mia terra. A Corleone, mi sono candidato tra le fila socialiste e sono stato eletto consigliere comunale. Una scelta chiara, forse scomoda. Ma necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Mi sono schierato contro chi da anni amministrava il comune come cosa propria. Denunciavo i metodi ingiusti con cui venivano stabilite le tasse. Sapevo bene che certi privilegiati non accettavano critiche, ma non mi interessava essere benvoluto: mi interessava essere giusto.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Non mi limitavo al consiglio comunale. Stavo accanto ai contadini nelle lotte per le affittanze collettive. Ho aiutato a fondare la cooperativa \u201cUnione agricola\u201d. Volevamo costruire un futuro diverso, pi\u00f9 equo. Questo mi ha reso un bersaglio.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Per la mafia, per gli agrari, per certi politici di palazzo, ero un uomo da eliminare. E cos\u00ec hanno fatto. Era la sera del 13 gennaio 1906. Passeggiavo in contrada Rianciale, vicino a un mio pezzo di terra. Due colpi di lupara mi hanno colpito e sono morto sul colpo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color\" style=\"font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.306), 17px);px\" data-block-type=\"core\">Avevo quarantadue anni. Non rimpiango nulla. Ho fatto quello che dovevo fare. Se oggi qualcuno conosce il mio nome, se guarda il mio volto, se ascolta la mia storia, allora non mi hanno tolto tutto. Finch\u00e9 ci guardate, noi viviamo.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text has-media-on-the-right is-vertically-aligned-top fade\" style=\"grid-template-columns:auto 41%\" data-block-type=\"core\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color has-large-font-size\" data-block-type=\"core\">Joe Petros\u00ecno<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color\" style=\"font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.306), 17px);px\" data-block-type=\"core\">Sono nato a Padula, in provincia di Salerno, ma la mia vita si \u00e8 fatta in America. Emigrato da bambino, sono cresciuto a New York, dove ho scelto di servire la legge. Ho creduto fin da subito che la giustizia non dovesse fermarsi davanti a nessuno. E non mi sono mai fermato.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Ho combattuto la Mano Nera, la criminalit\u00e0 organizzata italoamericana, e sono stato il primo a capire quanto fosse pericolosa. Parlavano la mia lingua, venivano dalle mie stesse terre, ma non avevano nulla a che vedere con l\u2019onore. Ricattavano, minacciavano, uccidevano. E io li inseguivo.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Sono entrato a far parte della polizia di New York, e poi a capo della prima squadra speciale contro il crimine organizzato. Avevo un\u2019idea chiara: per fermarli, bisognava colpirli anche alle radici. Per questo, nel 1909, sono partito per l\u2019Italia in missione segreta. Dovevo raccogliere informazioni sui mafiosi che dall\u2019Italia arrivavano in America.<\/p>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\">Ma a Palermo mi stavano aspettando. La mia presenza non rimase nascosta a lungo. La sera del 12 marzo 1909, in Piazza Marina, mi hanno teso un agguato. Quattro colpi di pistola. Sono morto l\u00ec, su quella terra che avevo lasciato da ragazzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-neve-text-color-color has-text-color\" style=\"font-size:clamp(14px, 0.875rem + ((1vw - 3.2px) * 0.306), 17px);px\" data-block-type=\"core\">Mi hanno ucciso perch\u00e9 non ero uno di quelli che si girano dall\u2019altra parte. Ma se oggi ancora si racconta il mio nome, se il mio volto viene ricordato non come quello di una vittima ma come quello di un uomo che ha scelto da che parte stare, allora io non sono scomparso. Finch\u00e9 ci guardate, noi viviamo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:315px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\" data-block-type=\"core\"><\/div>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-724x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-158 size-full\" srcset=\"https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-724x1024.jpg 724w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-212x300.jpg 212w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-768x1086.jpg 768w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-1086x1536.jpg 1086w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-1448x2048.jpg 1448w, https:\/\/cristinabarchi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1909_Jose_Padrosino-scaled.jpg 1810w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p data-block-type=\"core\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VOCI E SGUARDI TRATTENUTI NEL TEMPO Questo progetto nasce da un\u2019urgenza che non mi lascia dormire. 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